31 marzo 2014

The Glamour of Italian Fashion 1945-2014

 V & A Museum | 5 Aprile – 27 Luglio 2014 

Un incontro speciale con la curatrice della mostra Sonnet Stanfill

 

Una panoramica articolata e completa che ripercorre le tappe evolutive del Made in Italy attraverso quasi 70 anni di storia. Questo il focus della mostra The Glamour of Italian Fashion 1945-2014, al V&A Museum, un progetto sviluppato attraverso l’esame delle diverse fasi che si sono susseguite dal secondo dopoguerra ad oggi. Il processo di ricerca, portato avanti per oltre cinque anni dalla curatrice Sonnet Stanfill, è un minuzioso lavoro di catalogazione, ricostruzione e analisi storica, sociale, antropologica e del costume. Abbiamo avuto il piacere di confrontarci con la curatrice…buona lettura e non perdetevi l’opening il 5 Aprile!

 

Come è nata l’idea di dare vita a questo ambizioso progetto che racconta di una storia avvincente, tutta italiana, fatta di creatività, passione, produzione, progettazione e creazione di imprese?

Non è mai stata strutturata fino ad ora una panoramica completa sulla moda italiana, soprattutto enfatizzando fattori di rilievo come la produzione e l’affermarsi della nuova generazione di talenti; abbiamo avvertito che questo poteva essere un momento propizio. Il V&A Museum ha una straordinaria collezione in ambito moda, oltre ad un team curatoriale ad hoc, e grandi mostre come questa offrono un valido motivo per fare ricerca, entrare in possesso di pezzi cult e condurre una profonda analisi accademica in merito.

 

È il 12 febbraio 1951 quando, grazie a un’idea di Giovanni Battista Giorgini, viene organizzata, nella sua Villa Torrigiani, la prima sfilata della moda italiana. Ma la data ufficiale in cui la moda italiana prende davvero avvio è nel luglio 1952 con i primi fashion show nella Sala Bianca di Palazzo Pitti. Dal secondo dopoguerra ad oggi, la strada percorsa è stata lunga, a tratti tortuosa, e ricca di successi. The Glamour of Italian Fashion 1945-2014 vuole essere una sorta di simbolo di riconoscimento dell’importanza della moda italiana nel mondo?

Dopo aver trascorso settimane studiando l’archivio di Giovanni Battista Giorgini, ho capito di poter attribuire la data di nascita della moda italiana al Febbraio 1951, con il primo fashion show realizzato da Giorgini stesso. Il motivo di tale considerazione è dato dal fatto che questa è stata la prima sfilata, organizzata in Italia, con un pubblico internazionale. La location era la sua residenza fiorentina, Villa Torrigiani. L’evento ha richiamato l’attenzione di buyer e stampa provenienti da tutto il mondo, per la prima volta riuniti al fine di assistere alla presentazione di alcune collezioni italiane. L’entusiasmo e il fermento scaturiti da questo primo esperimento, hanno rappresentato un tassello incredibilmente significativo per il seguente evolversi del successo del Made in Italy; questo stava a significare che, quando nel Luglio 1952 i fashion show si erano trasferiti nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, il “verbo” era stato diffuso e la lista degli invitati era vertiginosamente aumentata: la moda italiana aveva ufficialmente preso avvio.

La moda italiana ha un valore unico nell’ambito del fashion system a livello globale e questo merito dovrebbe essere giustamente riconosciuto. A sancire questa indiscussa unicità, una serie di ragioni: l’utilizzo di materiali preziosi, la maestria nella produzione tessile, la manifattura esperta, eseguita in loco, e il fatto che sia un’inesauribile fonte di pregiato menswear ed elegante womenswear.

La mostra porrà l’accento sull’eccellenza e la qualità dell’alto artigianato, cardini del design italiano, e fornirà un’approfondita analisi della moda italiana moderna, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi.

 

La mostra racconta la nascita della moda italiana con un’inusuale punto di vista, quello del glamour; un aspetto che interessa molto l’estero, ma che forse non è propriamente un elemento della moda italiana. Da dove deriva questa interessante chiave di lettura?

Il titolo della mostra cita il termine “glamour” perché questo può facilmente richiamare l’attenzione di un pubblico vastissimo; gli italiani, poi, hanno un senso dello stile tutto loro. Un po’ come la parola italiana “sprezzatura” che descrive quella meravigliosa e disinvolta eleganza emanata da uomini e donne italiani.

 

In che modo ha voluto mettere in luce l’importanza che ha avuto, nella moda italiana, l’interazione con i film hollywoodiani girati a Roma tra gli Anni ‘50 e ‘60?

Nel corso degli anni ‘50 e ‘60 numerosi film di Hollywood come Cleopatra, Guerra e Pace, La Dolce Vita e Vacanze Romane sono stati girati in location italiane..I registi apprezzavano i costi più bassi degli studios di Cinecittà e il clima soleggiato. Inoltre, star del cinema come Elizabeth Taylor, Ava Gardner e Audrey Hepburn erano diventate una clientela importante per i sarti, le cui creazioni erano utilizzate anche dagli studios per i guardaroba dei film. Così, in breve tempo, mentre le attrici erano effettivamente diventate ambasciatrici dello stile italiano, i designer traevano notevolmente beneficio dalla conseguente pubblicità.

L’Italia ha quindi aggiunto il glamour allo stile hollywoodiano, dando vita ad un armonioso matrimonio tra moda e cinema, cruciale per il successo della couture romana.

 

E per finire, ci dia un consiglio spassionato…ha qualche suggerimento per intraprendere al meglio il percorso espositivo?

Sonnet Stanfill: Considerando l’ampia ricchezza dei contenuti video (oltre 30 minuti di filmati tratti da clip moderne e da segmenti cinematografici di Hollywood), concedetevi almeno un’ora per poter vedere tutto. Tenete presente inoltre che non ogni singolo designer è rappresentato, ma abbiamo cercato di riprodurre una solida visione d’insieme, con alcune sorprese.

 

 

The Glamour of Italian Fashion 1945-2014, sponsored by Bulgari, sarà visibile dal 5 Aprile al 27 Luglio 2014 al V&A.

Per ulteriori informazioni e biglietti, visitare il sito www.vam.ac.uk/italianfashion

 

La mostra è accompagnata dal catalogo The Glamour of Italian Fashion Since 1945, edito da Sonnet Stanfill (£35, V&A Publishing).

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