30 novembre 2015

#TalentStory Luca Sciascia

1976 la data, Torino il luogo di nascita, una formazione varia e un percorso molto singolare. Luca Sciascia è il suo nome ma anche il nome del suo brand.

Una vita dedita alle arti ed il sogno di sempre di poter approdare al mondo della moda.

Inizia i suoi studi intraprendendo un corso di Scenografia presso l’Accademia delle Belle Arti di Torino, per poi continuare con la specializzazione in Fashion & Textile design presso lo IED, Istituto Europeo di Design, della stessa città. Molto presto comincia a lavorare con un laboratorio di parrucche per lo spettacolo, grazie al quale, oltre che per il teatro lirico, disegna i copricapi per le sfilate uomo e donna di Etro spring summer 2005.

Dopo diverse collaborazioni con aziende italiane ed internazionali, nel 2014 decide di fondare il label Luca Sciascia spinto dal bisogno di dedicarsi ad un progetto che gli permettesse di esprimere la sua sola ed unica idea di moda. Visionario ed estremamente personale il suo lavoro si concentra nel rendere possibile la coesistenza di mondi molto distanti fra loro, mettendo in discussione stili e linguaggi apparentemente agli antipodi.

Non un salto nel vuoto il suo, bensì il raggiungimento quasi immediato di un palcoscenico importante come quello di “Who is on Next?”, progetto nato dalla collaborazione di Altaroma con Vogue Italia e volto alla valorizzazione dei giovani ed emergenti talenti italiani.

Luca Sciascia conquista uno dei posti da finalista nel concorso, dove presenta la collezione autumn winter 2015 dal titolo “Life on Mars”.

L’atmosfera che richiama è quella dell’era spaziale, i volumi che utilizza sono quelli cocoon ampi ed avvolgenti, il taglio degli abiti è geometrico e la palette cromatica si sviluppa dal verde acido e l’argento fino al rosa pop ed il ceruleo, per poi arrivare all’immancabile bianco e nero. Innumerevoli i tessuti scelti dal designer per la creazione dei suoi abiti, il jersey tecnico, l’ecopelle, i filati in lurex ed infine colui al quale non rinuncerebbe mai, il jaquard.

Tutto questo si concretizza in una collezione che vede cappotti minimalisti e dalle linee pulite, felpe e crop top dalle maniche spioventi, maxi dress che vestono il corpo femminile in maniera architettonica. Leggins e pantaloni sono super skinny a vita alta ma sempre abbinati a cappotti o giacche oversize, esattamente come le gonne, per una donna androgina che nonostante il viaggio interplanetario non ha intenzione di perdere la sua femminilità.

 

 

Giulia Pacciardi, IED Istituto Europeo di Design

 

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