9 dicembre 2015

#TalentStory Giannico

Alcune fonti ricordano come Bernini avesse eseguito le sue prime sculture a soli undici anni; Picasso, per bocca sua, diceva di disegnare a quattro anni come Raffaello e di aver impiegato poi una vita per imparare a dipingere come un bambino e in ultimo Yves Saint Laurent, divenuto direttore della storica maison Dior appena ventunenne.

Senza scomodare altri illustri confronti, di Nicolò Beretta, fondatore del brand Giannico, si sente spesso parlare di lui come del nuovo ‘‘enfant prodige’’ della moda.

Poco più che maggiorenne, infatti, ha collezionato importanti risultati da quando, nel 2013, ha avviato il proprio marchio, dopo essersi trasferito da Milano a Sidney.

Molto seguito sui social network, è riuscito nella faticosa impresa di ottenere il consenso di critica e pubblico: le sue collezioni, apprezzate nientemeno che da Manolo Blahnik, sono state indossate persino dalla regina del burlesque Dita Von Teese.

Nicolò, insomma, ha capito presto la forza dirompente della riconoscibilità. Strette da una suola color verde menta, le sue scarpe rappresentano l’azzeccata traduzione della combinazione lusso ed erudita eccentricità, sempre amata dalle consumatrici. Chissà che non siano capaci, come nella novella per bambini di Ulf Stark, di rendere possibili imprese eccezionali.

 

Nel Mago di Oz, Dorothy batteva i tacchi delle sue scarpette rosse ogni qual volta si trovasse nei guai; è forse questo il segreto del successo delle tue creazioni? Scherzi a parte, quale pensi sia la ragione del largo consenso di pubblico che stai ottenendo? 

 

In realtà nessun trucco segreto! Credo semplicemente che il mio essere così giovane riesca a dare un incipit particolarmente fresco alle mie creazioni. Oggi essere attuali e creare qualcosa di nuovo credo sia essenziale per il successo.

 

Sappiamo che i tuoi rimandi alla storia dell’arte spaziano da Constantin Brancusi ad Andy Warhol. Un recupero colto, il tuo, lontano da stanche leziosaggini. Se dovessi scegliere però un riferimento dalla moda, quale sarebbe?

 

Yves Saint Laurent senza dubbio, mi rispecchio molto nella sua irriverenza.

 

Il passato luglio hai vinto  ‘Who Is On Next?’ donna nell’ambito ”shoewear”. Cito testualmente le parole della giuria: ”per l’ esuberanza e il senso del colore, sempre con un po’ d’ironia”. Cosa ha trasmesso di diverso, secondo te, il tuo lavoro, rispetto a quello degli altri partecipanti?

 

 Sono davvero felice che i giudici di questo prestigioso concorso abbiano creduto in me!  Credo che sia stato un insieme di elementi ad averli convinti: sicuramente il design del prodotto, ma anche la distribuzione e la comunicazione del progetto sono elementi vincenti che hanno inciso sul loro giudizio.

 

Che cosa ha significato vincere ‘Who Is On Next?’ O meglio, come è cambiata, se è cambiata, la tua quotidianità professionale? Puoi raccontarci la tua giornata tipo?

 

Who Is On Next? mi ha dato una grandissima visibilità, non solo sul territorio nazionale ma anche all’estero. Per esempio, tanti nuovi buyer di livello hanno inserito Giannico all’interno delle loro boutique! 

La mia giornata tipo incomincia con un’accurata analisi dei miei canali social, da Instagram a Facebook siamo molto attivi. È fondamentale, al giorno d’oggi, essere presenti in questo senso e sono strumenti perfetti anche per fare ricerca!

Faccio colazione e vengo raggiunto dai miei collaboratori, amo particolarmente lavorare da casa!

A seconda dei miei impegni, mi focalizzo su design del prodotto, comunicazione o strategia. Passo molto tempo, inoltre, nel nostro show-room di vendita Massimo Bonini o presso il calzaturificio a Parabiago.

 

Mi piacerebbe concludere con una domanda più personale, se me lo permetti. La stampa ha posto grande enfasi, nel tuo caso, intorno al binomio giovinezza-genio. É innegabile che, in un periodo in cui i 25 sono diventati i nuovi 18, tu rappresenti un fenomeno in controtendenza: nel 2013, sei stato inserito all’interno della lista stilata da <<Vogue Italia>> dei 140 designer emergenti e, nel 2014, il <<Sidney Morning Herald>> ti ha incluso tra le 20 giovani promesse australiane. Quanto pesa l’aspettativa che tutti hanno su di te?

 

L’aspettativa pesa moltissimo, l’essere giovane infatti può rappresentare spesso anche un elemento di critica.  Io trovo però che tutta questa pressione sia solo positiva perché mi spinge ogni giorno a migliorarmi e a fare di più, per crescere come marchio e come professionista.

Daniele Gennaioli

 

Share on Facebook0Tweet about this on Twitter0Pin on Pinterest0Share on Google+0Share on LinkedIn0Share on Tumblr