22 giugno 2015

#TalentStory Benedetta Bruzziches

Immaginate un incontro fortuito in un ascensore, una piccola bugia detta a fin di bene, un viaggio lungo più di 8.000 km. Immaginatela come se fosse la trama di una commedia americana da grande schermo e sorridete all’idea che in realtà è la storia di una giovane designer nata in una piccola ma fiabesca provincia di Viterbo.

bruzziches

Benedetta è cresciuta a Caprarola ma con la valigia sempre in mano, prima a Roma dove si è diplomata in Fashion Design, poi a Milano dove ha lavorato come assistente dello stilista Romeo Gigli, poi l’incontro in ascensore con un uomo che la voleva designer di borse del suo brand, questa volta un po’ più lontano, questa volta ad aspettarla c’era l’India. Viaggia molto Benedetta, gira il mondo fermandosi anche in Cina, in Giappone, in America e in Brasile.

E’ l’India che le rimane più nel cuore, in particolare la città di Madras, ma qualcosa la spinge a tornare in Italia, proprio nella provincia che l’aveva vista nascere.

Viterbo diventa la sua casa e con il fratello lancia il brand di borse ed accessori che portano il suo nome, Benedetta Bruzziches.

Da quel giorno le sue creazioni hanno cominciato a viaggiare quanto lei, Europa, Asia e America, determinando il successo di una donna che ha costruito ogni singolo scalino del suo intero viaggio.


bruzziches

Le borse di Benedetta nascono da tante suggestioni diverse, ogni collezione è lo specchio di una storia, un ricordo, un pensiero o uno stato d’animo. Il suo team è affiatato, un gruppo di artigiani sorridenti che lavora in un laboratorio dove l’artigianalità si fonde con ricerca ed estrema creatività.

Benedetta non le disegna le sue creazioni, le racconta, le scrive; lascia che prendano forma dalle parole, parole che ama leggere dai libri che tiene nel suo studio o sotto il suo braccio.

bruzziches

Anche la sua ultima collezione, a/w 2016, racconta una storia ed evoca tante sensazioni differenti. C’è un viaggio in Romania che ha portato alla creazione di clutch e handbags dalle stampe floreali. C’è “cabaret” la clutch in tanti nuovi colori che ricorda il piccolo vassoio dei pasticcini della Domenica. C’è “magic mirror”, il famoso specchio della fiaba, che domanda alla sua proprietaria chi sia la più bella del reame e lo fa sfoggiando nuovi colori e sfumature. C’è Panda, la più simpatica della collezione, che non può che strappare un sorriso a chi la guarda. Ci sono anche le tante “clouds”, le clutch a forma di nuvole colorate, che regalano la sensazione di leggerezza e libertà che solo una nuvola può avere. E poi ci sono loro: le borse libro che racchiudono le storie di ognuno di noi e la “chalckboard bag”, la borsa lavagna che ci permette di raccontarle.

 

Giulia Pacciardi, IED Istituto Europeo di Design

 

 

 

 

 

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