20 marzo 2017

#SAPERFARE: OGGI NELLA SARTORIA FARANI

“Non sono un sarto, io non so cucire”. Così affermava il grande Piero Farani, fondatore della omonima sartoria. Come molti grandi nella storia della moda, gli è bastato sfruttare la sua notevole fantasia, lasciandosi ispirare dagli stimolanti incontri con altri giovani talenti avvenuti a Roma durante gli anni ’50, anni di nascita e sviluppo dello spettacolo e del cinema in Italia.

Tra questi emerge Danilo Donati, con il quale Farani ha rivoluzionato il concetto di costume. La sartoria ,infatti, nasce in Viale Mazzini nel 1962 come luogo di sperimentazione: un posto in cui arte contemporanea e fantasia danno vita ad innovazioni originali, ad esempio, nell’utilizzo di materiali insoliti e diversi per realizzare costumi e dettagli. Tra i capolavori realizzati dalla sartoria Farani, negli anni del cinema italiano in costume, si possono ricordare nove di tredici film di Pasolini, il Satyricon e i Clowns di Fellini, il primo oscar per i costumi ottenuto nel 1968 con Romeo e Giulietta di Zeffirelli e Casanova sempre di Fellini con il quale nel 1980 i costumi ricevono un altro oscar.

sartoria farani

Negli anni ‘80 Piero Farani inizia a pensare ad un suo erede, la sartoria si trasferisce nella sede attuale a Trastevere e dà il via ad una seconda generazione rappresentata da Luigi Piccolo, che ne assume la direzione alla morte del fondatore nel 1997. Piccolo unisce l’artigianalità, la qualità e lo stile della sartoria alla modernità, continuando a vestire le storie dal loro profondo e contestualizzando usi e costumi.

La collezione di autentici, con la ricerca appassionata ed esperta di Piccolo, cresce fino ad arrivare a 700 pezzi, tra nomi noti come Dior e anonimi originali. Inoltre l’idea di aprire al pubblico la sartoria organizzando delle mostre fà sì che tutti possano apprezzare l’artigianato Made in Italy.

Ed è proprio Piccolo che si racconta in questa rubrica, disponibile e autentico.

sartoria farani

Da dove nasce l’amore e la passione per il suo lavoro?

La passione o ce l’hai o non ce l’hai!

Se dovessi parlare della mia esperienza, io mi ci sono trovato per caso a fare questo lavoro. Stavo finendo l’università. Frequentavo la facoltà di lettere con indirizzo artistico. Ho sempre disegnato molto bene, realizzavo fumetti, un po’ di pubblicità. Ma il futuro di insegnante nel mio paesino in Friuli mi stava un po’ stretto. Per una serie di coincidenze sono entrato nel mondo del teatro. Ho avuto la fortuna di conoscere un regista che ha creduto in me, Giancarlo Cobelli, il quale mi ha procurato un appuntamento con il suo scenografo. Ho lavorato per due anni con Paolo Tommasi, come assistente e poi, sempre Cobelli, mi ha presentato il Sign. Farani, che all’epoca cercava qualcuno che un giorno avrebbe preso le redini della sartoria.

Il mio non è stato un atto di coraggio, ma quasi di incoscienza. Mi ci sono buttato ed eccomi qui. Oramai sono venti anni che lui non c’è più e la sartoria va avanti.

È un po’ difficile definire da dove provenga la passione, secondo me ci nasci!

sartoria farani

Tecniche e abilità del suo lavoro: ci racconti la sua giornata tipo.

In laboratorio  convivono diverse figure professionali. C’è un tagliatore e tantissime sarte. Alcune di loro svolgono un lavoro di rifiniture pari all’alta moda. I livelli sono tanti come i compiti che svolgono.

La mattina arrivo in sartoria e distribuisco il lavoro in accordo con il tagliatore. Questo per quanto riguarda il laboratorio.

Per quello che concerne l’ufficio, ci sono gli incontri con i costumisti, che ci propongono i lavori; si discute un po’, si passa alla parte economica, io preparo un preventivo e lo comunico alla produzione.

 

Come vede lo sviluppo delle sartorie in futuro?

Tragico! Ma è una situazione generalmente tragica per l’Italia.

Lo penso da diversi anni, noi andiamo avanti grazie all’estero, perché il cinema in costume in Italia è finito, eccetto per il recente film di Garrone. Fortunatamente c’è l’estero, specialmente l’America, che apprezza un artigianato che ormai non c’è più da nessuna parte. Da qualche anno, ad esempio lavoriamo con Colleen Atwood. Abbiamo realizzato di recente Animali Fantastici e Dove Trovarli e il nuovo film di Tim Burton, Miss Peregrine.

Certo, alla domanda “dove dovrebbe andare un ragazzo che vuole fare un tirocinio, un apprendistato?” rispondo “da noi”, perché siamo noi gli ultimi dinosauri della tradizione del Made in italy, del vero artigianato che, spero di non sbagliarmi, sta ritornando.

 

Claudia Emilio, IED Roma, Istituto Europeo di Design 

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