21 aprile 2015

Lolito

<<La punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti>>: Lo. Li. To.

 

La chiusura delle più importanti settimane internazionali della moda ha confermato un nuovo modello estetico, invocato da più parti: il twee. Coniata in tempi recenti da Marc Spitz, l’espressione fa riferimento ad un fenomeno culturale in auge, che affonda però le proprie radici negli anni Cinquanta. Poco inclini alla modernità e completamente votati al vintage, i suoi seguaci hanno fatto del parossismo del mellifluo e dell’ambiguità sessuale il proprio manifesto. Il twee, ibrido per eccellenza, è una figura pronta a giocare nel seducente mondo degli adulti con gli strumenti di un bambino.

Molti designer, dunque, allergici per natura all’ ‘‘hic et nunc’’, hanno scelto di esorcizzare un presente insoddisfacente non ispirandosi, questa volta, a terre lontane, ma rifugiandosi in un luogo della memoria: il rassicurante mondo dell’infanzia.

Una tendenza che era già stata percorsa da Nicolas Martin Garcia durante Altaroma.

Il vincitore del premio Talents 2015 dell’ Accademia di Costume & Moda, ha presentato una capsule collection che tradisce già nel nome, Lolito, tutti gli ingredienti della sua poetica. Sostituito al lollipop dell’eroina di Nabokov il gelato, applicato a maxi dress di neoprene, Nicolas ci introduce in una realtà iperbolica in cui età e genere si confondono. Il colore opaco del marshmallow, utilizzato nei coat e nella maglieria, le gonne-pantalone e i calzini a rombi, che ricordano quello stile preppy tanto caro agli anni Settanta, rafforzano il messaggio. Non siamo di fronte ad un novello Peter-Pan, è un essere nuovo: una nuova categoria pronta a scalzare l’ormai stantio hipster. Signore, preparatevi a mettere sotto chiave l’armadio dei vostri figli: sono certo che ci sarà un gran numero di ammiratori pronti a saccheggiarlo.

 

Daniele Gennaioli, Accademia Costume & Moda

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