10 dicembre 2015

Il nuovo vocabolario della moda italiana

Cosa hanno in comune Arthur Arbesser, Comeforbreakfast, Quattromani, Giannico, Giuliana Mancinelli Bonafaccia, Marianna Cimini, L72, Caterina Gatta, MSGM, CO|TE? Sono solo alcuni dei tanti designer che Altaroma, in questi ultimi anni, ha contribuito a lanciare e che, fino al 6 marzo, saranno ospiti della Triennale di Milano per la mostra “Il nuovo Vocabolario della Moda Italiana”.
 
Inaugurata lo scorso 23 novembre, l’esposizione, curata da Paola Bertola e Vittorio Linfantea, si propone, infatti, di raccontare dieci anni di evoluzione del sistema moda, celebrando il nuovo Made in Italy, a partire dal 1998, anno in cui irrompono i metodi moderni di comunicazione e il fashion inizia a viaggiare sul filo rosso del web.
 
«Se da una parte il “fatto in Italia” è riconosciuto nel mondo come eccellenza, – hanno spiegato i curatori – dall’altra è tipicamente rappresentato da marchi e stilisti affermatisi sino agli anni Novanta, negando in un certo senso la sua capacità di rigenerazione. Eppure, confermando la storica attitudine all’auto-organizzazione italiana, una nuova generazione sta scrivendo da tempo un linguaggio riconfigurato della moda nostrana. Questo grazie alla valorizzazione di risorse accessibili in Italia e scomparse altrove: l’attitudine progettuale diffusa, i patrimoni di cultura materiale, le piccole reti di laboratori, le manifatture periferiche».
 
Grande spazio, dunque, al nuovo fashion system: oltre cento le realtà, tra le più importanti del panorama contemporaneo, selezionate per l’exposition dedicata alla memoria dello stilista Elio Fiorucci.
 
Composta da Lemmi e articolata in tre macro sezioni – vocabolario, narrazioni e biografie – l’esposizione pone l’accento su coloro che sono stati in grado di rileggere in una chiave originale i codici estetici, il know-how creativo e il DNA culturale del nostro Paese, preservando la tradizione manifatturiera e cogliendo dalla crisi economica globale del 2008 la spinta per una rinascita.
 
Mara Franzese 
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