17 marzo 2015

I vestiti dei sogni

Oltre cento abiti, accompagnati dai bozzetti originali per celebrare leccellenza sartoriale italiana, degna di premio Oscar.

 La mostra, allestita a Palazzo Braschi,  è curata da Gian Luca Farinelli, direttore della cineteca di Bologna, che ha magistralmente designato un percorso che parte dai più celebri costumisti di ieri, fino a quelli che ancora oggi esercitano la loro professione.

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I primi passi all’interno del percorso ci offrono una visione molto vicina ai nostri tempi, ovvero due degli abiti dei protagonisti principali del film “La grande bellezza” di Sorrentino, che lo scorso anno ha ricevuto l’Oscar come migliore film straniero.Una lusinga per tutti gli italiani e per chi odiernamente si ritrova nei luoghi che hanno reso ancora più suggestivo il film, grazie alla magnificenza di Roma. Gli abiti sono quelli indossati da Sabrina Ferilli e da Tony Servillo, la giacca color arancio è proprio quella che definisce il personaggio Jep Gambardella.

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Spettacolare l’abito Delphos, creato con la tecnica del plissé di Mariano Fortuny,che riporta alle origini, dell’alta tecnica sartoriale del made in Italy.

Seguono gli abiti di Luigi Sapelli, in arte Caramba, creati per il film del 1920 “I Borgia”. Pioniere dell’abito cinematografico, un sarto-costumista, che disegna e realizza i modelli nella sua sartoria Casa d’arte Caramba.

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Proseguendo il percorso ci imbattiamo nelle creazioni di Gino Carlo Sensani e dell’allieva prediletta Maria De Matteis. Gli abiti realizzati da lui sono per il film di Blasetti del 1941 “La corona di ferro”, mentre lei disegna, assieme a Fernanda Gattinoni, quelli per il film “Guerra e Pace”, con protagonista l’iconica Audrey Hepburn, del 1956.

Erede di questi due grandi maestri è Piero Tosi. Con lui l’abito cinematografico si eleva fino a raggiungere la perfezione: i suoi disegni si concretizzano nella maniacale cura per i dettagli. I costumi esposti, sono quelli realizzati per il film di Luchino Visconti “Il gattopardo”, in cui si percepisce la tecnica magistrale radicata nella mente e nelle mani di Tosi. Abiti con un bustino molto stretto ,che si fatica ad immaginare su un corpo, scollature non troppo accentuate, ma rifinite e impreziosite da dettagli come fiocchi e merletti.

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Da Tosi a Danilo Donati, che è definito il più “artistico” dei costumisti. La sezione a lui dedicata ci propone gli abiti realizzati per “Edipo re” uno dei capolavori di Pier Paolo Pasolini. L’atmosfera della stanza risuona pesante, per la particolarità dei materiali che compongono i costumi. Risulta imponente l’abito con il coprispalle di conchiglie color oro, in primo piano rispetto agli altri quattro. Passando nella stanza successiva, lo spazio è dedicato ad un solo costume: da Pasolini, si passa al genio di Fellini, un capospalla rosso e nero, indossato dalla protagonista Magali Noël, in Amarcord.

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Nella sala da ballo del palazzo, ci imbattiamo nelle creazioni di Gabriella Pescucci e in quelle di Maurizio Millenotti, che ha realizzato i costumi per “Anna Karenina” e per il film di Paolo Virzì, del 2006, “Io e Napoleone”.

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Una piccola parte è invece dedicata a vari accessori, si passa dalle scarpe indossate da Liz Taylor in Cleopatra,alla parrucca di Medea, fino al cappello di Willy Wonka e agli stivali di Jack Sparrow, entrambi interpretati da Jhonny Deep.

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L’ultima sala è dedicata a Milena Canonero, vincitrice dell’Oscar per i costumi di “Grand Budapest Hotel”. Gli abiti sono quelli del film di Sofia Coppola, figlia d’arte, per il film “Marie Antoinette”, in cui lo sfarzo della moda settecentesca viene accostato ad uno stile pop. Oltre ai meravigliosi abiti indossati da Kirsten Dunst, troviamo cappelli decorati con piumaggio colorato, guanti impreziositi da gioielli, e anche le scarpe di Manolo Blahnik.

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Oltre ai grandi nomi, ideatori dei costumi, grandi meriti vanno alle sartorie che ne hanno curato la realizzazione, come Annamode, Farani , Devalle, The One, Maison Gattinoni, Tirelli, Costumi d’Arte e Sartoria Cesare Attolini.

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                                                                                             Chiara Procopio, IED Istituto Europeo di Design

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