26 novembre 2014

Il fascino di Veruschka al Macro di Roma

Veruschka

Nell’articolo precedente “Alba Armillei – Ho preso la vita per i capelli” avevamo già citato Veruschka, accendendo nuovamente i riflettori sulla modella tedesca. Ora il MACRO di Roma, nella sede di Via Nizza  dedica proprio a lei una mostra fotografica: “From Vera to Veruschka. The Unseen photographs by Johnny Moncada”,  a cura di Valentina Moncada. L’esposizione sarà aperta domani 27 novembre dove resterà fino all’ 11 gennaio 2015.

 

Ma chi è Veruschka? Nata Vera Gottliebe Anna von Lehndorff-Steinort è forse la prima top model della storia. Nasce nel 1939 da una ricca famiglia di nobili prussiani, il padre è un militare tedesco che nel 1944 partecipò all’attentato a Hitler. Scoperto, venne impiccato mentre la madre fu internata in un campo di lavoro. Vera venne portata in Bassa Sassonia insieme agli altri figli dei congiurati.

Veruschka

L’infanzia di Vera è segnata, ma lei ha la forza di reagire. Parte, studia ad Amburgo e a Firenze. Nel 1959 Ugo Mulas la scopre e la lancia come modella. Si trasferisce nel 1961 a Parigi dove Diana Vreeland la definisce: “Diva dallo sguardo freddo e dall’irraggiungibile volto” ma la carriera non decolla.

veruschka

Decide di tornare a Monaco di Baviera e di creare un alone di mistero intorno a se’, fingendo di provenire dalla gelida Russia, cambiando così il nome in Veruschka.   “Non mi chiamava mai nessuno per lavorare. Pensavo di essere brutta, strana, ridicola e troppo alta.” Racconta la top. Ma fu proprio quel metro e 84 a conquistare invece, Richard Avedon , pioniere della fotografia in movimento, in un periodo in cui sulle copertine regnava la staticità. Per lui le modelle non erano bellezze spente: erano atletiche e piene di energia.  Come non ricordare Veruschka nel 1967 che sfidava la gravità, lasciando che l’abito di Bill Blass fluttuasse intornio a lei?

In mostra saranno presenti i 43 ritratti, la maggior parte in bianco e nero, scattati da Johnny Moncada nel suo studio di via Margutta, tra il 1963 e 1964. Gli scatti sono straordinariamente attuali, lo sguardo di Veruschka è profondo e malinconico, il fotografo è riuscito ad immortalare quei famosi “occhi tristi” su cui Veruschka ha così commentato: ” In quel momento ho scritto a mia madre : avere uno sguardo di tristezza nei miei occhi è il mio problema più grande in questo lavoro . I miei occhi sono davvero tristi , anche se sono sorridente nella foto. Devo fare di tutto per nasconderlo. ” Ha aggiunto: ” Johnny, invece, mi ha permesso di essere me stessa, anche se ciò significava sembrare triste o malinconica. Non posso dirvi quanto questo sia liberatorio.”

 

Veruschka
Cinzia Maiello

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