21 ottobre 2016

Chatting with Lee Wood

Lee Wood, origini inglesi ma dal cuore oramai italiano, sta scrivendo dallo scorso giugno un nuovo capitolo per Dirk Bikkembergs. Allo stilista è stata affidata la direzione artistica della prima e seconda linea uomo e donna, unitamente alle licenze Kids, borse e accessori.In questi tempi di grandi cambiamenti per  l’intero fashion system, Wood, forte di un ricco background, sarà sicuramente figura chiave nella  ridefinizione dei canoni stilistici della maison. Un grande stimolo ma anche un grande impegno per il giovane designer a quasi un anno dall’acquisizione del brand da parte del colosso cinese Canudilo. 

Vincitore del progetto WHO IS ON NEXT? 2015, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia, Lee Wood conseguiti gli studi in Arte e fashion design, dopo sedici anni di gavetta nell’ufficio stile della maison Versace al fianco della signora Donatella, ha cominciato a marcare la propria impronta nella moda sotto il nome di L72. Ed è così che nel 2013 decide di intraprendere la libera professione come consulente per diversi fashion brand; realizzando solo due anni dopo un personal project con la sua linea ready to wear dallo stile hi-tech ma dal sapore anni 50. Nel suo essere tradizionale e minimalista, vige la volontà di lavorare essenzialmente in un mood Not- Conditional, libero attraverso una creatività che si snoda in una concezione senza schemi.

Come nasce L72 e quanto ha influito il suo background?

L72 nasce dalla voglia di avere una voce personale. Il  lancio è avvenuto a Febbraio del 2015, ma  le prime idee sono partite quasi un anno prima  mentre disegnavo prodotti di diverse categorie  merceologiche per costruire un  total  look. Era importante per me sviluppare il mood di L72 in tutte le mie creazioni. Volevo fare un operazione di branding. 

Da dove trae ispirazione?

Da mille cose, traggo ispirazione da tutto quello che mi passa davanti gli occhi, possono essere messaggi, segnali che in qualche modo vengono memorizzati e archiviati. Quando devo cominciare un progetto nuovo, una nuova collezione, il mio  punto di partenza sono gli anni 50. Il periodo post bellico per me è un’enorme fonte d’ispirazione,un senso di novità, di ottimismo, un’esplosione di creatività che ha segnato una nuova era di pensieri radicali.In quel momento tutto è cambiato e ha dato l’avvio ad un processo creativo che ha permesso alle generazioni successive di designers di esprimersi.

Cosa fa di un capo un suo capo?

Un capo L72 è grafico, purezza di linee con una costruzione sartoriale resa attuale da tessuti ricercati per ottenere una forma precisa senza i classici rinforzi. Il tutto rigorosamente Made in Italy.

Tutti i suoi lavori sono un inno alla creatività e frutto di una ricerca esteriore ma sicuramente anche interiore. Come riesce a dar forma alla sua fantasia? Qual è il punto di partenza?

Parto sempre da una pagina bianca. Mi piace disegnare linee, disegno a mano libera finché comincio a vedere una forma che mi ispira. Dopo di che inizio ad applicarla a diversi capi per creare un linguaggio comune. 

Guardando ciò che sta accadendo oggi nel fashion system, cosa vuol dire fare moda oggi? Crede più nella longevità o nel continuo ricambio delle collezioni?

Viviamo  in  un  momento  in  cui  abbiamo  un  costante  contatto  diretto  con  i  consumatori  e  abbiamo  la  possibilità  di vendere  immediatamente,  “See  now, Buy Now”,  ma  può essere  molto complicato e  rischioso per i brand emergenti.  I cambiamenti recenti possono essere molto interessanti per chi ha la possibilità di anticipare la produzione, per chi ha già una distribuzione diretta che richiede sempre prodotti nuovi per tenere vivo l’interesse dei clienti finali. Con L72 vorrei essere cauto e farla crescere in modo solido. Questo per me vuol dire essere costantemente focalizzato su un messaggio molto  chiaro.  Non  credo  nella  moda  “bi-polare”,  credo  che  per  far  crescere  un  brand  ci  voglia  un  messaggio  chiaro  e che per questo ci sia bisogno di tempo.

 

Gabriella Guarini  

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