18 giugno 2015

Al Pitti Uomo è di moda l’Africa

<<Forse si tratta di fabbricare quello che verrà>>, cantavano le Luci della Centrale Elettrica, <<con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa>>.

 

Hanno saputo bene come fare, in realtà, i quattro designer africani invitati il 18 giungo negli spazi della Dogana, a Firenze. La Fondazione Pitti Discovery, in collaborazione con ITC Ethical Fashion Initiative, ha presentato infatti l’evento ‘‘Constellation Africa’’: una speciale edizione del progetto Guest Nation che dopo Brasile, Ucraina e Corea Del Sud porta in scena un intero continente.

Un’iniziativa posta sotto l’egida di un quesito: <<Può la moda essere sostenibile?>>.

A questa domanda, che è tra l’altro incipit di un libro di Marco Ricchetti e Maria Luisa Frisa, cerca da anni di dare risposta l’International Trade Centre con un programma volto a favorire i nuovi talenti della moda africana, in un’ottica d’incremento delle collaborazioni con le più povere realtà artigiane del Paese.

<<Del resto è in questa direzione che la nostra società si sta muovendo: verso l’interconnessione>> dice Simone Cipriani, fondatore dell’ITC Ethical Fashion Initiative <<le dimensioni globali e locali si riuniscono attraverso la moda>>.

Riusciranno i processi produttivi della moda e quei <<materiali fragili e preziosi>> a diventare anche sostenibili?

 

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DENT DE MAN-Costa d’Avorio e Gran Bretagna

Dent de Man, letteralmente ‘‘Dente di Uomo’’, è un brand fondato nel 2012 dal designer anglo-ivoriano Alexis Temonanin che racconta, persino nella scelta del nome, un complesso montuoso della regione di Man (Costa d’Avorio), la propria ispirazione.

La combinazione del più tradizionale tailoring sartoriale con colorati pattern di sapore giavanese, l’utilizzo di tessuti vintage e l’impiego di antiche tecniche di stampa rappresentano gli elementi caratterizzanti del suo stile e, in un certo senso, della sua stessa biografia.

Il risultato: un caleidoscopio, ingabbiato in una perfetta composizione british.

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MAXHOSA BY LADUMA-Sudafrica

Vincitore, nel 2015, del progetto Vogue Italia Scouting for Africa, Laduma Ngxokolo fonda il brand nel 2010. La poetica del designer sudafricano si basa sul trasferimento dell’estetica Xhosa, uno dei più numerosi gruppi etnici del Sudafrica, alla maglieria. <<All my icons are South African>>, dichiara Laduma in un’intervista, <<Credo Mutwa, Nelson Mandela and Steve Biko>>. Un forte legame con la tradizione locale dunque, visibile negli stessi motivi decorativi dei suoi capi, lavorati ad ottenere effetti simili ai monili di perline Xhosa, con lo scopo di formare uno stile knitwear contemporaneo.

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ORANGE CULTURE-Nigeria

Il brand, attualmente il più noto in Nigeria nell’ambito menswear, è stato fondato nel  2011 dal ventiquattrenne Adebayo Oke-Lawal. Nominato tra i finalisti del LVMH Young Fashion Designer Prize del 2014, il brand fonde lo spirito africano con il più contemporaneo streetwear urban. Le sue collezioni si caratterizzano infatti per le silhouette occidentali, camicie e blazer senza rever soprattutto, declinate con stampe audaci.

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PROJECT MENTAL-Angola

Di origine angolana, il brand nasce dall’incontro tra Shunnoz Field e Tekasala Ma’at Nzinga. Il duo creativo approda alla moda dopo un percorso artistico nella musica e nella letteratura. Uno stile, il loro, orientato alla sperimentazione, specie cromatica: le collezioni, che mescolano color block e stampe di forte suggestione visiva, rappresentano un immaginario ponte tra spirito creativo africano e avant-garde.

 

Ph Credits @Pitti Immagine

Daniele Gennaioli, Accademia Costume e Moda 

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