11 febbraio 2014

A.I – Artisanal Intelligence “From Costume to Couture”

 

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Si sono spente le luci sulla settimana dell’Alta Moda romana. Sono stati giorni intensi che hanno lasciato ricordi indelebili. Si respirava nell’aria profumo di moda, talento, creatività. E proprio in quei giorni, in un fitto dialogo tra abiti e sartorialità, la tradizione propria dell’artigianato e l’innovazione che si riflette nella freschezza dei designer emergenti, ha preso vita la mostra “To Costume to Couture”. Nel fermento in cui la Città Eterna si immergeva tra una sfilata e l’altra, in estenuanti corse contro il tempo, tutti – giornalisti, esperti o semplici appassionati di moda – si sono fermati ad ammirare la bellezza degli abiti esposti per due giorni nella Sartoria Farani.

Non erano ancora le 18.00, orario di apertura della mostra, che già la gente scalpitava per entrare. Mezz’ora più tardi la fila era lunghissima. Dentro, invece, mentre le sarte meticolosamente continuavano il loro lavoro, i più, cellulare o macchinetta fotografica alla mano, non perdevano occasione per immortalare i dettagli.

Tra tessuti e bottoni colorati, gli abiti dei grandi couturier come Dior, Pucci, Galitzine o Chanel e i costumi di scena di film e spettacoli teatrali, in un colloquio comune che corre sul filo rosso della sartorialità, si sono ritrovati a convivere in una mostra il cui obiettivo era quello di mettere a confronto costume e moda, due mondi il cui confine sembra essere sempre più sottile.

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Una mostra dal sapore d’antan, quella curata da Clara Tosi Pamphili e Alessio de Navasques, ma non solo. Il laboratorio/fabbrica, diretto da Piero Farani prima e da Luigi Piccolo poi, ha ospitato anche i lavori di giovani artisti, fashion designer e artigiani capaci di realizzare manufatti creativi unici per tecniche e materiali, come le borse in sughero di Silvia Massacesi o i due pezzi speciali dedicati all’artigianato romano, trattati con foglia d’oro e d’argento e preziosi ricami con originali cristalli di fine secolo, di Fabrizio Talia.

I nuovi talenti, dunque, si sono confrontati ancora una volta con quei nomi che la storia della moda l’hanno fatta, nel tentativo di occupare anche loro un giorno un posto d’onore nel tanto ambito quanto arduo mondo del fashion system.

A conferma del valore del progetto Artisanal Intelligence, la piattaforma nata per unire Arte, Artigianato e Moda in nome del Made in Italy, la mostra ha voluto ospitare una nuova generazione di designer, anche internazionali, come la svedese Thomasine Barnekow con i suoi guanti, entusiasti di venire a presentare il loro lavoro in quella che sembra essere la città che più di tutte sostiene i giovani e premia il talento.

Mara Franzese

Accademia Costume & Moda

 

 

 

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